È stato inviato alla rivista "Cardiologia Ambulatoriale" l'articolo "La strategia 'rate-control' ha ancora un grosso spazio nella gestione del paziente con fibrillazione atriale", redatto dallo staff medico della sezione di Cardiologia di Quisisana.

Di seguito l'abstract del contributo. 

Per i pazienti con fibrillazione atriale (FA) abbiamo a disposizione due possibili strategie terapeutiche:
1) strategia “rate-control” e cioè limitarsi a controllare la frequenza cardiaca con i farmaci che rallentano la conduzione nel nodo atrio-ventricolare e
2) strategia “rhythm-control”, cercare cioè di mantenere il ritmo sinusale utilizzando i farmaci antiaritmici (AA) o l’ ablazione transcatetere.
Con l’introduzione in questo ultimo decennio di nuovi trattamenti finalizzati al mantenimento del ritmo sinusale, in particolare l’ablazione transcatetere e per lo spazio che ha quest’ultima nella letteratura corrente e nei convegni scientifici, si può avere l’ impressione che la strategia “rhythm-control” abbia soppiantato quella “rate-control” e che quest’ ultima possa rappresentare un sotto-trattamento, una gestione inadeguata del paziente con FA. In realtà vi sono situazioni cliniche nelle quali la strategia “rate-control” appare ancora preferibile:
1) pazienti asintomatici o paucisintomatici; non vi è, a tal proposito, alcuna dimostrazione che né i farmaci AA né l’ ablazione transcatetere possano migliorare la prognosi dei pazienti con FA e pertanto non abbiamo nulla da offrire con la strategia “rhythm-control” a pazienti senza (o solo lievi) sintomi.
2) Pazienti con FA di lunga durata (6-12 mesi o più) nei quali i farmaci AA sono pochissimo efficaci nel mantenimento del ritmo sinusale dopo cardioversione elettrica e non vi sono dati consistenti sull’efficacia dell’ ablazione.
3) Pazienti anziani e/o con
4) importante cardiopatia sottostante, in quanto i risultati di svariati trial randomizzati non hanno evidenziato una superiorità della strategia “rhythm-control” su quella “rate-control” e non disponiamo di dati consistenti sull’ efficacia dell’ ablazione transcatetere in tale tipologia di pazienti. Considerando che l’ età media dei soggetti con FA  è 75 anni e che il  75% dei pazienti con tale tachiaritmia ha un’ età > 65 anni, la strategia “rate-control” continua ad avere un grosso spazio nella pratica clinica.